martedì 27 gennaio 2015

SCENEGGIATORE: ARCHITETTO E BURATTINAIO

Cosa è una sceneggiatura?


Forse è meglio spiegare prima cosa non è: né un racconto, né un romanzo.
Dimenticatevi frasi ricercate, mettete a freno istinti poetici.
Una sceneggiatura deve essere solida, concisa e semplice perché abbia vita.

Lo sceneggiatore costruisce un mondo descrivendone ciò che vediamo e sentiamo come spettatori.
L'interpretazione delle azioni o espressioni tocca a noi coglierle, ognuno con il suo filtro ognuno con la sua sensibilità.

Allora che ruolo ha lo sceneggiatore?
E' architetto e burattinaio!
Egli mette le fondamenta per costruire un mondo, che sarà plasmato dagli scenografi, i tecnici delle luci e del suono e molti altri collaboratori del backstage.
Fa muovere i personaggi con i fili invisibili della sua scrittura e gli da voce nelle battute.
Attenzione però, il suo lavoro è solo iniziale, anche per quanto riguarda le azioni dei personaggi e le battute. Spesso viene poi affinato o modificato dal regista, che come una moira ha il potere di tagliare i fili e decidere il destino dei burattini.

Per concludere, il compito dello sceneggiatore, è quello di costruire uno scheletro su cui poi i collaboratori lavoreranno per completarne l'opera.

Cosa deve dunque comprendere una sceneggiatura?
Non deve comprendere pensieri, riflessioni, emozioni non visibili o generiche, metafore.
Deve descrivere tutto ciò che si vede e si sente.
Tutto il resto lo lasciamo scrivere ai                                                    romanzieri.

Facciamo un esempio pratico:

-Marco è seduto da ore su quella sedia. Aspetta impaziente il rientro della moglie. Pensa che probabilmente non farà più ritorno. Marco è disperato.-

Questo esempio lo dovete dimenticare se volete essere degli sceneggiatori.
Vediamo come dovrebbe essere:

-Marco è seduto sulla sedia in cucina. L'orologio segna le 21.00.
Poggia le mani sulla testa. Comincia a stroppicciarsi gli occhi. Batte un pugno sul tavolo, dal bicchiere stracolmo di whisky ne esce un po' e finisce sulla foto di una donna, lì accanto.
Marco si affretta ad asciugarla sulla camicia in corrispondenza del cuore.
Comincia a singhiozzare. Escono le lacrime.
Gira la fede nervosamente al dito.
Il rumore del treno lo fa sussultare. L'orologio segna le 23.00.
Un rumore di chiavi nella serratura lo fa alzare.
Corre alla porta inciampando su una bottiglia a terra.
Alza lo sguardo e la donna della foto è lì.
La abbraccia con forza facendola quasi cadere.
“Sei tornata, sei qui finalmente.” Le sussurra tra i singhiozzi.-

Tutta questa descrizione per tre quattro brevi frasi ci fa capire molto di ciò che accade visivamente. Siamo noi che interpretiamo le azioni di Marco come disperate.
Capiamo la sua attesa dal guardare ripetutamente l'orologio.
La mancanza di una donna dalla foto, e più specificamente di una moglie dalla fede.
La sua sorpresa nel rivederla.

Questo è il compito dello sceneggiatore descrivere ciò che vede nella sua mente per potercelo raccontare. 
Raccontare per immagini!

Nel corso con Gianni Barbieri alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze potrete vedere come scrivere al meglio:

-soggetto;
-trattamento;
-scaletta;
-sceneggiatura.

Tutto ciò che occorre sapere a un aspirante sceneggiatore!

Consiglio di lettura: 



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