giovedì 15 gennaio 2015

Conosciamoci meglio

In occasione del workshop di scrittura del 7 Febbraio, in questi giorni conosceremo meglio i docenti del corso.
Simona Baldanzi
 



Intervista a Simona Baldanzi scrittrice di romanzi e di una rubrica sull'Unità Toscana.



Ciao Simona, puoi raccontarci come è iniziata la tua professione?

Ciao, Stefania. Ho esordito con un racconto “La finestrella viola” partecipando al Campiello Giovani nel 1996. Il primo contratto per pubblicare è arrivato nel 2006 con “Figlia di una vestaglia blu”.     

 Quali sono stati i passaggi più importanti?

Iniziare a leggere e solo dopo 20 anni di letture, a pubblicare. Col primo romanzo, che ha vinto numerosi premi, ho avuto modo di farmi conoscere, tessere relazioni e raccogliere opportunità. Un esempio? Tenere una rubrica settimanale, “L'incartauova”, da 1500 battute per cinque anni per l'Unità Toscana: un vero e proprio allenamento.
Oltre alle mie pubblicazioni, ognuna un bel parto, i progetti importanti che ho ideato insieme ad altri professionisti sono stati Scrittori in causa e Storie Mobili. 

Raccontaci l'esperienza di Storie Mobili, di cosa si è trattato?

Storie Mobili è nato come provocazione: arrivare in tre, Federico Bondi (regista), Leonardo Sacchetti (giornalista) e io a bordo di un camper colorato e fermarsi una giornata nel parcheggio della Coop la domenica a raccogliere storie. La scritta era “racconta e condividi la tua storia”. Non vendevamo niente: invitavamo le persone a salire sul camper e regalarci qualche minuto della loro storia. Abbiamo raccolto molte videostorie che durano qualche minuto, alcune sono diventate supplementi in cartaceo. Merita visitare il sito per rendersi conto: www.storiemobili.it

Da sinistra: Leonardo Sacchetti,
Federico Bondi, Simona Baldanzi.

Altro progetto interessante è stato il Decameron 2013. Come è nato e cosa ti ha lasciato?

Marco Vichi ha coinvolto 40 scribacchine e scribacchini toscani per mettersi in gioco e scrivere cento novelle, rispettando la struttura a temi delle giornate del Decameron. Io ne ho scritte quattro sui temi: amori infelici, quando il diavolo ci mette lo zampino, avventure di donne e tema libero. Mi sono divertita molto.

Nei tuoi romanzi si può cogliere un senso di umanità e vicinanza verso le persone comuni. Cosa ti ha spinta a dar voce alle loro storie?

Mi interessano soprattutto le storie e spesso le storie che mi interessano le fanno persone comuni. Non è una scelta di parte, per quelle ci penso come cittadina. È questione di interesse, ascolto, attenzione a un particolare. Devo perdere la testa per la storia che voglio raccontare. Ogni giorno devo sentire che ci vivo insieme, che ci penso continuamente, mentre faccio la spesa, mentre guido, mentre mi faccio la doccia. Forse questa convivenza quotidiana è più semplice con certi personaggi rispetto a altri.


In tutti i tuoi romanzi “Figlia di una vestaglia blu”, “Bancone verde menta”, “Mugello sotto sopra” queste voci le sentiamo forti e chiare. Oltre a soffermarti sulle loro storie, c'è un filo invisibile che collega i tuoi romanzi?

Il Mugello, il lavoro e il mio sguardo. Con i colori invece ho smesso: dopo il blu, il verde, l'arancione, con Il Mugello è una trapunta di terra per la prima volta non ho inserito un colore nel titolo.




Cosa insegni alla Scuola Internazionale di Comic di Firenze e da quanto?

Dal 2013 sono un'occupante delle stanze di scrittura. La stanza aperta verso tutte le altre.



Cosa hai avuto modo di riscontrare negli allievi degli anni passati a fine corso?

Ho incontrato molto entusiasmo, bramosia di imparare e voglia di mettersi alla prova, collaborando e confrontandosi con gli altri. Ho trovato ragazze e ragazzi molto diversi fra loro, con le loro spiccate unicità e un loro particolare filone narrativo di interesse. Forse però, in generale, si aspettano più giudizi, che non consigli personalizzati. Invece è bello quando vedi occhi luminosi per i pareri sui libri da leggere, quando incontri innamorati della letteratura, quando un esercizio è venuto soddisfacente perchè quella frase lì è venuta proprio bene, liscia senza ostacoli.


Quali strumenti usi per lavorare?

Carta, penna, computer: il maledetto foglio bianco sullo schermo o sul tavolo. Il resto, che è strumento, è però la cosa più importante, più difficile ma anche più affascinante. Proviamo a coglierla fra esercizi e confronti.


Un'antecipazione su prossimi progetti?

Ho quasi tutti i miei libri dentro a scatoloni per un trasloco imminente. È come se stessero imprigionando pure me. C'è chi si diverte a sistemare casa, arredarla, comprare cose nuove. Io non vedo l'ora di liberare i libri e rimettermi a lavoro su un nuovo romanzo.


Potete trovare i suoi progetti in libreria e qua:www.simonabaldanzi.it


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