In occasione del workshop di scrittura del 7 Febbraio, in questi giorni conosceremo meglio i docenti del corso.
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| Simona Baldanzi |
Intervista
a Simona Baldanzi scrittrice di romanzi e di una rubrica sull'Unità
Toscana.
Ciao
Simona, puoi raccontarci come è iniziata la tua professione?
Ciao, Stefania. Ho esordito con un racconto “La finestrella viola” partecipando al Campiello Giovani nel 1996. Il primo contratto per pubblicare è arrivato nel 2006 con “Figlia di una vestaglia blu”.
Quali
sono stati i passaggi più importanti?
Iniziare
a leggere e solo dopo 20 anni di letture, a pubblicare. Col primo
romanzo, che ha vinto numerosi premi, ho avuto modo di farmi
conoscere, tessere relazioni e raccogliere opportunità. Un esempio?
Tenere una rubrica settimanale, “L'incartauova”, da 1500 battute
per cinque anni per l'Unità Toscana: un vero e proprio allenamento.
Oltre
alle mie pubblicazioni, ognuna un bel parto, i progetti importanti
che ho ideato insieme ad altri professionisti sono stati Scrittori in
causa e Storie Mobili.
Raccontaci l'esperienza di Storie Mobili, di cosa si è trattato?
Storie Mobili è nato come provocazione: arrivare in tre, Federico Bondi (regista), Leonardo Sacchetti (giornalista) e io a bordo di un camper colorato e fermarsi una giornata nel parcheggio della Coop la domenica a raccogliere storie. La scritta era “racconta e condividi la tua storia”. Non vendevamo niente: invitavamo le persone a salire sul camper e regalarci qualche minuto della loro storia. Abbiamo raccolto molte videostorie che durano qualche minuto, alcune sono diventate supplementi in cartaceo. Merita visitare il sito per rendersi conto: www.storiemobili.it
Altro progetto interessante è stato il Decameron 2013. Come è nato e cosa ti ha lasciato?
Marco Vichi ha coinvolto 40 scribacchine e scribacchini toscani per mettersi in gioco e scrivere cento novelle, rispettando la struttura a temi delle giornate del Decameron. Io ne ho scritte quattro sui temi: amori infelici, quando il diavolo ci mette lo zampino, avventure di donne e tema libero. Mi sono divertita molto.

Nei
tuoi romanzi si può cogliere un senso di umanità e vicinanza verso
le persone comuni. Cosa ti ha spinta a dar voce alle loro storie?
Mi interessano soprattutto le storie e spesso le storie che mi interessano le fanno persone comuni. Non è una scelta di parte, per quelle ci penso come cittadina. È questione di interesse, ascolto, attenzione a un particolare. Devo perdere la testa per la storia che voglio raccontare. Ogni giorno devo sentire che ci vivo insieme, che ci penso continuamente, mentre faccio la spesa, mentre guido, mentre mi faccio la doccia. Forse questa convivenza quotidiana è più semplice con certi personaggi rispetto a altri.
In
tutti i tuoi romanzi “Figlia di una vestaglia blu”, “Bancone
verde menta”, “Mugello sotto sopra” queste voci le sentiamo
forti e chiare. Oltre a soffermarti sulle loro storie, c'è un filo
invisibile che collega i tuoi romanzi?
Il Mugello, il lavoro e il mio sguardo. Con i colori invece ho smesso: dopo il blu, il verde, l'arancione, con Il Mugello è una trapunta di terra per la prima volta non ho inserito un colore nel titolo.
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