martedì 20 gennaio 2015

Pescare parole!

Credo che dopo l'articolo sulla creatività e sul blocco dello scrittore sia giusto farvi leggere qualche racconto che è nato da esercizi di creatività. 

Simona Baldanzi
Durante una lezione del corso di scrittura creativa, Simona Baldanzi ci ha fatto scrivere su dei pezzetti di carta una parola a caso, la prima che ci è venuta in mente. 
Abbiamo piegato i fogli, li abbiamo mescolati e poi ne abbiamo scelti due: Neve/Grazie.
Con queste due parole                                                                        dovevamo scrivere un                                                                         racconto.

BARATTOLO DI NEVE

Il sole gli accarezzava il volto come tutte le mattine. Alex non poteva alzarsi dal letto. La sua malattia non accennava a lasciarlo in pace. Il piccolo e fragile corpo non riusciva a compiere nessun movimento. La forza di volontà gli fece alzare il braccio e scostare la tendina della sua cameretta. Il paesaggio era sempre lo stesso: il verde prato con le margherite, gli alberi che si muovevano con il vento, e il piccolo stagno animato dal gracchiare di qualche ranocchio.

I suoi genitori lo avevano portato in campagna per farlo stare in un ambiente sereno. 
Ma come poteva essere felice se la campagna la poteva vedere solo dietro una finestra?
Il suo sguardo si posò triste sull'orizzonte. In lontananza si ergevano le montagne, grandi giganti che sembravano afferrare le nuvole. Così maestose. Sulla punta una macchia bianca le tingeva. La neve
Come avrebbe voluto vederla. Sentirne la consistenza. 
Alice, sua sorella minore, gli aveva detto che la neve sembrava un freddo tesoro. Brillava come un gioiello sotto il sole e se ci cadevi sopra era soffice e bagnata.
Lui non ci era mai potuto andare con la sorella a vederla, ma ci sarebbe tanto voluto andare. 
Ma doveva restare al caldo o la febbre si sarebbe alzata.

Alice entrò tutta saltellante nella camera come un piccolo diavoletto.
-Come stai fratellone?- chiese la piccola con gli occhi lucidi.
Alice lo andava a trovare tutti i giorni e passava le ore seduta sul suo letto invece di andare a inseguire le farfalle colorate.
Lui la amava tanto, era l'unica che si preoccupava di fargli compagnia. 
I genitori pensavano al lavoro e alla casa. Non c'erano mai, e se per caso erano a casa si mettevano a dormire sul divano o preferivano uscire con i suoi fratelli. 
-Bene- disse Alex con una nota di gratitudine nella voce. 

Alice prima della sua malattia, si preoccupava della sua felicità. Lo ripeteva sempre che non voleva uscire senza di lui. Lei voleva vederlo sorridere e ultimamente succedeva sempre più raramente. Sul volto di Alice si dipinse un'espressione triste. Alex se ne accorse subito.
-Cosa c'è che non va?- disse affettuoso alla sorella.
-Papà e mamma vogliono andare in montagna per alcuni giorni- esclamò la piccola singhiozzando.
-E non sei contenta? Potrai giocare con la neve come la scorsa volta-
Alice lo guardò negli occhi. I suoi erano lucidi e trattenevano a stento le lacrime. Alex si specchiava in quei suoi occhi limpidi e blu. Così innocenti, puri e pieni d'amore.
-Io non mi diverto senza di te-
Alex fece uno sforzo e abbracciò la sua sorellina. Anche a lui sarebbe mancata, ma non voleva certo rinchiuderla in quella stanza.
-Alice vai a cadere nella neve. Quando tornerai sono sicuro che starò meglio e potremmo giocare insieme nel giardino. Ti ricordi? Come l'anno scorso-

Alice si ricordava giocavano sempre a nascondino e lui la trovava sempre, ma faceva finta di niente per farla vincere. E ridevano, ridevano distesi sul prato a guardare il cielo dando forme strane alle nuvole.
-Me lo prometti?- gli diede il mignolo aspettando che il fratello glielo stringesse.
Alex non poteva prometterglielo.
-Ti prometto che mi impegnerò- e con il suo le strinse il mignolo.
Sul volto della bambina tornò il sorriso smagliante di sempre e anche Alex si sentì meglio.
Non gli importava dei raggi del sole che rischiaravano la campagna. Quello che realmente scaldava il suo cuore, era il sorriso della sorella. Un sole più caldo che gli dava nuova forza.
-D'accordo vado a prepararmi. Ci vediamo presto.- la piccola balzò giù dal letto. Si avvicinò al volto del fratello per dargli un bacio sulla guancia.
Uscì con la stessa forza con cui era entrata.

Alice stava tornando. Era eccitata. Non vedeva l'ora di giocare a nascondino col fratello e di dargli il regalo che gli aveva portato. 
Era alla porta. Guardò il barattolo nelle sue mani e si mise a piangere.
Alex si era aggravato e scoppiò a piangere ancora più forte quando lo vide.
-Perché piangi?- disse Alex con un filo di voce.
-Perché il tesoro che ti avevo portato si è sciolto e tu stai male. E' colpa mia.-
Alex le asciugò una lacrima -Non è colpa tua-
Il suo sguardo si posò sul barattolo. C'era dell'acqua dentro.
-Ti avevo portato la neve, ma si è sciolta- disse la piccola con gli occhi arrossati.
La neve, gli occhi di Alex avevano ripreso vita. Le sue forze le consumò tutte nell'abbracciare la sorella. La guardò e le sorrise. Poi si addormentò. 

Sono seduta qui sotto l'albero innevato da ore. La neve che cade mi ricorda il grazie che luccicava in quel sorriso. Così delicato e così candido.


Un racconto che nasce pescando sue parole a caso. 
Provate anche voi!
E partecipate numerosi al seminario molti altri esercizi e confronti stimolanti!



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